Dicono di me

Fratelli in Italia – ottobre 2017
di Pio Tarantini
Il tema dell’immigrazione di centinaia di migliaia di persone che fuggono da situazioni critiche – guerre, deportazioni, conflitti tribali, razzisti e religiosi – o anche che si riversano in Europa semplicemente perché vogliono migliorare il loro tenore di vita che tante, vaste aree del mondo non possono assicurare loro, è un tema che da molti anni è alla ribalta nel nostro Paese. Possiamo addirittura tornare indietro ai primi anni Novanta, quando, soprattutto in Puglia, cominciò il grande esodo degli albanesi che, dopo la caduta del regime comunista, guardavano all’Italia come la loro Amerika.
Alcuni eventi sono rimasti nella memoria collettiva visuale, come l’arrivo della nave Vlora nel porto di Bari, carica di ventimila persone, il più grande sbarco di emigrati da una singola nave avuto in Italia e forse nel mondo. Era l’8 agosto 1991 – sono trascorsi più di venticinque anni! – e molte cose sono cambiate nella dinamica di emigrazione che ha caratterizzato i flussi verso l’Europa in questo quarto di secolo. Gli albanesi, i cui flussi verso l’Italia a partire da quel momento sono andati via via diminuendo si sono lentamente integrati e adesso si assiste a un fenomeno contrario che spinge alcuni di essi a tornare in patria, in una situazione economica e sociale molto cambiata e che può assicurare loro una vita dignitosa. Cambiando con gli anni l’origine dei flussi, la Puglia dunque non è stata più la meta privilegiata dell’immigrazione che da molto tempo si è stabilizzata, come è noto, nel Canale di Sicilia con Lampedusa – la nostra isola più a Sud d’Italia, avamposto privilegiato degli sbarchi in Italia – diventata simbolo mondiale dell’emigrazione verso il vecchio continente. Intanto l’Italia ha accolto una larga fetta delle centinaia di migliaia di profughi, alcuni dei quali si sono fermati nel nostro Paese cercando un lavoro, a volte trovandolo, il più delle volte arrangiandosi nella più totale precarietà. Molti altri invece hanno considerato e vissuto l’Italia come una terra di transito verso Paesi europei più ricchi, soprattutto dopo la crisi economica che ha colpito il nostro Paese a partire dal 2008.
Ho ritenuto necessaria questa premessa di inquadramento storico per tentare di spiegare meglio l’approccio che ha spinto Yvonne Cernò, fotografa barese, a realizzare un lavoro fotografico su queste persone che hanno scelto di vivere in Italia: provenienti da Paesi di diversi continenti – dall’America Latina al Medio ed Estremo Oriente, all’Africa – le ha fotografate dopo averle contattate ed essere entrata in confidenza, conquistando la loro fiducia. Non si tratta dunque di un lavoro fotografico che si basa solo su una percezione visiva superficiale ma ha le sue radici nel bisogno umano di Yvonne di relazionarsi con le persone ritratte. Non a caso la metodologia di ripresa privilegia esclusivamente il primo e primissimo piano: Yvonne ci fa vedere il loro viso, gli occhi, il sorriso, pochi ma intensi dettagli che raccontano tuttavia molto della loro personalità, del loro comprensibile imbarazzo, a volte, a divenire protagonisti di una ripresa fotografica, ma anche infine della loro voglia di testimoniare la loro storia, il loro essere radicati e integrati nella realtà italiana.
Yvonne non ha voluto lavorare sui migranti appena arrivati, sulle situazioni di debolezza sociale e disperazione che caratterizzano gran parte del reportage sociale su un tema così scottante e drammatico. Ha scelto l’altra faccia della medaglia: quella in cui, con il loro integrarsi, i migranti non sono più stranieri ma diventano parte viva, attiva e positiva del nostro tessuto sociale. Ecco allora che Yvonne chiede la collaborazione di Carmelo Guido, un amico scrittore, al quale delega il compito di raccogliere insieme a lei le storie personali di queste persone per poterne trarre qualche riflessione scritta.
Le fotografie che ne sono scaturite e che sono state selezionate sono delle finestre aperte su persone e storie, su emozioni, riflessioni e speranze, e questo turbinio di sentimenti avviene attraverso il procedimento della “parte per il tutto” – nella linguistica è la figura retorica della sineddoche: si riprende un dettaglio, una parte di una persona, il viso e le sue espressioni, per cercare di mettere a fuoco la sua storia personale. Yvonne ha scelto tendenzialmente il bianco e nero fotografico, probabilmente per accentuare ancor più i tratti e le espressioni dei soggetti senza lasciarsi distrarre dai colori. Una fotografia classica, semplice e nello stesso tempo intensa, che riesce a trasmettere allo spettatore la partecipazione emotiva che ha guidato la fotografa nel suo percorso.
È stato un lavoro non immediato ma lungo e impegnativo questo Fratelli in Italia che già nel titolo denota la scelta di campo di Yvonne, il suo schierarsi per dei valori di umanità che le dure leggi di un capitalismo speculativo e privo dell’antica etica protestante sembrano aver reso insignificanti. A questa impostazione di capitalismo, che bada solo al profitto ,si aggiunga il rampante razzismo che pervade in modi – a volte plateali a volte più subdoli – larghi strati di un ceto medio europeo sempre più impoverito e preoccupato dalla crisi economica e dalla microcriminalità.
In questo contesto così socialmente movimentato e spinto rischiosamente verso derive di intolleranza, fino a qualche anno fa inconcepibili nella stragrande maggioranza dei cittadini europei e italiani, il lavoro fotografico di Yvonne, costruito pazientemente a partire dalle storie delle persone, si configura come un positivo tassello di speranza e di testimonianza sui destini dell’uomo.

42° Premio Scanno – 19 Settembre 2015
Menzione
Yvonne Cernò porta alla luce – e al nostro sguardo – la capacità dell’obiettivo di interpretare il mondo, e non solo di descriverlo, regalandoci nelle immagini del suo libro “Amabili Click”, il “mondo che lei vorrebbe”, quel mondo che lei vuole e sa ri-scrivere, più che de-scrivere, con le sue stupende istantanee.
Diceva Honorè Daumier, pittore, litografo e caricaturista francese vissuto nel XIX secolo, che la “fotografia imita tutto e non esprime nulla; essa è cieca nel mondo dello spirito”. Ed esattamente questo farebbe, la fotografia: descriverebbe il mondo, perfettamente ma freddamente, secondo una stesura quasi “notarile” dell’immagine, se dietro l’obiettivo non vi fosse un occhio emozionato che di quel mondo sa catturare, strappandoli al passare del tempo e al trascolorare della luce, non un catalogo di oggetti e persone ma attimi vibranti di vita vissuta, conservandoli vivi e immortali.
Se la fotografia restituisce una trascrizione della realtà, Yvonne è colei che anima queste trascrizioni, realizzando quel connubio di segno e spirito che connota da sempre l’arte. Alcuni dei suoi ritratti travalicano la tecnica fotografica e richiamano addirittura la tecnica pittorica degli impressionisti.
In tal modo Yvonne inverte il paradigma di quell’arte pittorica che in molti casi si è servita della fotografia per dare vita alle proprie immagini. Così è stato ad esempio per Manet il cui ritratto di Charles Baudelaire all’acquaforte del 1865 ha riprodotto sulla tela una fotografia del poeta francese.
Nella pittura la produzione dell’immagine si esplica attraverso un’azione creativa che parte dal nulla: l’artista si trova di fronte ad uno spazio bianco da riempire. La fotografia, invece, ha come suo medium non pennelli e colori ma la realtà visiva. Non si usano più le mani ma gli occhi e quanta più luce, amore, passione quegli occhi saranno capaci di riflettere e irraggiare, tanto più intensamente e subitaneamente la fotografia ci parlerà senza parole, ci guarderà coi nostri stessi occhi, e, lungi dall’essere fredda e cronacistica, saprà restituirci, dell’artista dietro l’obiettivo, l’anima che l’ha ispirata; è così che, allo sguardo dei tanti volti ritratti da Yvonne, affiorano, di lei, quegli stessi sentimenti, quella stessa passione per la vita e anche, persino, quella disperazione lontana, ma solo nel tempo.
Questo è il “mondo” di Yvonne.

Cattura lo sguardo con un click e riesce a farlo suo per sempre.
di Vinicio Coppola, aprile 2012
L’arte del  XX secolo? Non ci sono dubbi: è la fotografia. A sostegno di questa tesi, un tempo considerata eretica, si sono schierati ormai autorevoli voci critiche. Ricorderemo che, alla sua nascita, non pochi si affretteranno a recitare il ‘de profundis’ della pittura: “L’arte è morta”. Ma non sarà così. Anzi, gli artisti coglieranno al volo l’occasione per liberarsi del pesante condizionamento di dover rispondere del loro operato al committente. Cominciarono, cioè, a lavorare in  maniera autonoma, non più subordinata: una maniera non più basata sulla mimesi, ma sull’interpretazione della realtà attraverso le immagini. Ma chi avrà il coraggio di gettare alle ortiche tutte le regole e aprirà l’avvento dell’arte moderna? Sarà Pablo Picasso che, dopo aver incontrato Gertrude Stein e Matisse, sovvertirà ogni norma, guardando all’arte primitiva e non più alla tradizione classica. Con le sue “Demoiselles d’Avignon” farà gridare allo scandalo, ma nel contempo aprirà la strada ad una concezione diversa: l’artista non deve più descrivere il mondo, ma interpretarlo: le sue opere iniziarono a parlare di disagio esistenziale, di angoscia; persino di tabù. Sommerso dalle critiche il piccolo grande Pablo dirà: “le cose nuove non nascono dal bello ma dal brutto”.
E di coraggio dobbiamo parlare anche oggi a proposito di una ‘scrittrice di luce’ Yvonne Cernò che ha avuto l’ardire, dopo dieci anni di assoluto silenzio, di riprendere la macchina fotografica e di regalarci una serie di “Amabili click”, ossia un ‘cosmo di immagini’, a conforto della tesi  che solo la fotografia ha saputo interpretare il secolo breve in “presa diretta”, proponendosi tanto con cruda visione della realtà, quanto come linguaggio sofisticato ed autonomo dell’oggetto fino a raggiungere la più pura astrazione. E ne abbiamo un’esauriente riprova in questi scatti che affascinano l’inclito e il ‘grossier’ per la loro indubbia ed esaltante introspezione psicologica che punta a mettere a nudo le ‘voci di dentro’ di edoardiana memoria. ‘Voci di dentro’ che attestano, in maniera inequivocabile, come recita il sottotitolo della rassegna,”l’importanza del ritratto nella vita di Yvonne”.
Una dimostrazione inconfutabile dell’abile perizia di una ‘maga del click’, che sin dalla verde eta’ ha subito l’attrazione fatale della macchina fotografica che il papà le aveva regalato in occasione del suo ventesimo compleanno. E da quel giorno hanno avuto inizio, senza interruzione di sorta, i mirabili scatti tesi a catturare l’attimo fuggente dello sguardo. E farlo suo. Per sempre. Sguardi che parlano d’amore, di tenerezza, di complicità. Ed anche di passate gioie e sofferenze.

Per Giove Yv!
di Francesco Falanga
Ti sapevo brava ma sei ancora di più. Il ritratto è assolutamente perfetto per le seguenti ragioni: hai colto un’espressione bellissima del bambino, l’inquadratura, apparentemente asimmetrica, è perfetta e la luce anch’essa assolutamente perfetta. Robert Capa aveva ragione quando diceva che ‘per fare una bella fotografia bisogna stare ‘molto vicini al soggetto’. Molto vicini, non dal punto della distanza ma dal punto di vista della vicinanza mentale al soggetto stesso, perché ti piace fotografare, perché cerchi di entrare nei meccanismi mentali del soggetto e perché ami profondamente ciò che stai facendo e quello che stai fotografando. Sono molto contento per te.

Quando la comunicazione si fa arte.
di Paolo de Nardis, Scanno, Agosto 2012
‘Amabili click’, dove il silenzio è qualcosa di affascinantemente comunicativo.
È questa, forse, la prospettiva più giusta per inquadrare la bella mostra fotografica di Yvonne Cernò,con ‘Omaggio a Scanno’, ospitata nella cittadina abruzzese presso l’ex Chiesa delle Anime Sante, oggi Auditorium ‘Guido Calogero’, con foto che vanno dal lontano 1974, quando l’Autrice entra in campo in maniera sistematica, fino ai nostri giorni. In genere ritratti dallo sguardo profondo in cui ci si può tuffare e in cui la comunicativa fa tutt’uno con la capacità di trasmettere quella emotività, quell’affettività, quell’espressività che tanti anni di becera comunicazione visuale televisiva sembrava avessero rinunciato a trasmettere.
Nelle istantanee di Yvonne Cernò c’è tutta la riscossa di un’arte che rischia sempre di diventare minore, un’arte muta ma all’unisono così fortemente loquace e potenziata dal bianco e nero che sembra, fin dai  primi ritratti, approfittare della grande lezione dell’espressionismo tedesco cinematografico.
Pause che si tagliano a fette, riflessioni e poi parole nel silenzio che regna nel sobrio allestimento della mostra, in una location particolarmente suggestiva. Solo tre le istantanee a colori, dove prevalgono rispettivamente il rosa, l’azzurro e il giallo. Ma tre veramente speciali tese ,quasi, alla visione di un mondo migliore diverso da questo.
Solitudine che si trascende anche nei ritratti individuali, voglia di comunità e solidarietà, perché la comunicazione con l’artista è sempre evidente e il dialogo con l’Autrice, a volte riflessa nella profondità degli sguardi dei soggetti, è sempre vivo e vitale ; e poi, ancora, la tensione per una prossemica ideale della famiglia e per qualcosa che, anche nella più atroce tragedia, vive meravigliosamente nello sguardo rubato dallo scatto.
Voglia di condividere con gli altri: sguardi, sorrisi, situazioni, momenti, come scrive nell’ “esergo” alla Mostra Yvonne, e chi la conosce bene vi cerca con ansia un volto bellissimo e lo trova in chiusura (o in apertura?) suggellato da versi unici arricchiti anche da quel pizzico di felice irrazionalità di sapore orientale.
Tutta la mostra è un inno alla vita e alla socialità, è una denuncia della bruttura della solitudine. È il sorriso ottimistico che ci ha voluto regalare, con la sua poesia visiva, Yvonne.

Passione.
di Pio Meledandri, ottobre 2013
Raffinatezza e profumo di donne negli scatti della brava Yvonne che riesce a comunicare la sua passione ai propri soggetti, di cui sa cogliere emozioni e dolcezza.
Uso sapiente e grande conoscenza della luce, sempre naturale. Fotografare per Yvonne Cernò è un gesto naturale, sempre sentito e partecipato. Neri profondi e bianchi puri: sembra di essere tornati al BN analogico.
Inquadrature e ‘tagli’ sempre indovinati.

Alcuni commenti alle mie fotografie.
Grazie per avermi dedicato il vostro tempo.

Lo sguardo vale più delle parole.

E’ vero che uno scatto descrive un’anima. Grazie per aver voluto condividere.

Ogni fotografia esprime un sentimento palpabile e provoca un’emozione autentica. Complimenti sinceri.

Che meraviglia!

Il giallo, l’amore, la complicità, l’eleganza dei sogni. Tutto bellissimo.

Scatti che smuovono l’anima.

Eh gia’, dieci anni. Incredibile, il tempo è passato in punta di piedi. In queste foto c’è un mondo di gesti, allegria, lacrime e suggestioni che il tempo continuerà a sublimare. Quello sguardo con cui Vinci ci inchioda dal retro di un libro, si moltiplica in ognuna di queste foto. Per fare questo tipo di magia ci vuole un grande amore. Brava Yv!

Rubare un attimo della nostra vita per renderlo immortale è un dono prezioso.

Grazie per l’emozione che mi hai trasmesso. Complimenti.

Concentrarsi, riflettere, comunicare.

Hai reso eterni i momenti più piccoli, cogliendo, soprattutto, il bello ed il vero.

L’eleganza delle emozioni. Da rimanere senza fiato.

Il bianco/nero è colore; il bianco/nero è fantasia; il bianco/nero è vita.

Colpisce al cuore.

Molto particolari i tagli e l’inquadratura. Spunti di riflessione. Bel lavoro.

Grande suggestione, rapimento dell’anima.

E’ bellissima, è come vedere nei miei sogni.

Brava, foto bellissime, tante emozioni tutte da interpretare. Grazie per averci regalato e trasmesso queste emozioni.

Foto che sorridono, foto che piangono, foto che emozionano.

Grazie per questi attimi di vita, amore, tenerezza, gioia.

…quando si dice che le foto parlano!

Tanti sanno scattare foto. Pochi sanno trasmettere emozioni. Tu trasmetti poesia.
Emoziona, racconta, incanta. I suoi scatti sono piccoli film che anestetizzano tutto ciò che fa male; anche quando ciò che ritrae fa male, perché parla delle emozioni più profonde.

Foto che raccontano.

E le immagini, diventano emozioni.

Dicono che la Fotografia sia un’arte minore, sbagliano.

‘Visti da noi’ è un viaggio di due universi paralleli che non si incontrano, se non nelle anime rubate alle persone ritratte. Intimo e silenzioso, come le cose più belle.

Sogni reali di pensieri ricorrenti.

Oggi ho potuto apprezzare la particolarità dell’impressione della realtà di Yvonne, che riesce a cogliere dettagli e sfumature, sempre con luce naturale. Grazie. E’ stato costruttivo. Apertura di occhi e di cuore.

La potenza di uno sguardo dura solo un attimo, ma quell’attimo dura in eterno.

Attimi eterni. Il tuo sogno, il mio, i nostri. Non rinunciarvi mai. Vulcanica, travolgente, malinconica, dolcissima Yv.

Grazie! La vera bellezza non blandisce la vita, ma afferra l’anima e la scuote, nel profondo.

Con piacere, il cuore ha sussultato. Grazie per i tuoi click.

Fotografi l’anima!

Lei è una fonte di ispirazione. Grazie.

Un attimo, l’infinito; davvero notevole.

Le tue foto mi hanno emozionato.

Sono entrata negli sguardi. Grazie.

Esco con gli occhi lucidi!

Colpiscono gli occhi profondi dei bambini.

Grazie per avermi fatto rivivere l’adolescenza.

Ricordo ancora una tua domanda ad un incontro con Ferdinando Scianna, in cui il maestro sottolineava l’importanza del bilanciamento di testa, occhio e cuore in una fotografia. E’ bello ritrovare un pizzico di cuore in più in questi bellissimi, amabili scatti. (F.S.)

Quando una semplice immagine vale più di 100 parole.

Ho fatto tre giri per queste foto……e mi sembrano pochi.

Felice di essere qui a respirare e godere di queste foto.

Volti che raccontano storie e sogni.

Tocchi le corde. Tutte.

Degli occhi visti dai tuoi occhi.

Passeggiare tra le tue foto è come farsi piccoli, piccoli e trovare un posticino in fondo al cuore.

All you need is love.

Ero venuto, deciso a fare una recensione quasi tecnica, magari cercando ogni pelo nell’uovo e ogni cosa si potesse criticare, ma già dalle prime stampe , si è reso subito manifesto il come le emozioni che hai saputo immortalare e trasmettere siano talmente importanti e presenti da non lasciare spazio a null’altro. Vorrei dire ‘Ad maiora ‘, ma al momento non riesco ad immaginare scatti migliori. Felice di essere venuto. (E.B.)

A Yvonne, grande talento! Folgorante la foto di suo figlio. E’ pittura (f.B.).

Abbracci, sguardi, sorrisi. Scatti così colmi di tenerezza che scaldano il cuore. Grande Yvonne.

Grazie per l’emozione che ci hai dato, sei riuscita a trasmettere emozioni nei volti dei bimbi e della gente che appartiene alla vita di tutti i giorni e che incontriamo con indifferenza per strada; sei riuscita a fermarli nella loro bellezza e serenità della vita.

Hai messo la bellezza tua interiore in ognuna delle tue opere. Non è una cosa da poco. Commovente.

We came this exhibition by accident, beautiful pictures, wanderful idea! Grazie, danke, kuitos, thank you.